di Domenico Mosso

      Quando si parla di Liturgia, tutti sappiamo di che cosa si tratta; anche se la liturgia stessa può essere considerata da diversi punti di vista (antropologico, storico, teologico, giuridico...) e non è facile darne una definizione precisa ed esauriente, comprensiva di tutti gli aspetti insieme.
       Sappiamo comunque che dicendo «liturgia» ci si riferisce alla Messa e ai sacramenti, alla «liturgia delle Ore» e all'anno liturgico, con tutti gli annessi e connessi.
       Mi è stato chiesto di esporre in che modo la liturgia, nel suo complesso, può essere una strada, una «via» per «conoscere Maria oggi». Cercherò di farlo nel modo più semplice possibile, attenendomi prevalentemente ad una prospettiva metodologica («come» conoscere Maria attraverso la Liturgia) senza entrare in una dettagliata analisi contenutistica circa la figura di Maria nella Liturgia.
       Quando diciamo «conoscere», il significato più immediato ed evidente di questa parola fa riferimento al fatto di sapere determinate cose, di essere informati di determinate realtà. Alla base di questo nostro discorso vi è dunque l' ipotesi che la liturgia «dica qualcosa» di Maria, ci faccia sapere qualcosa sul suo conto. Si tratta di verificare questa ipotesi. Ma allora la questione appare subito più complessa di quanto si potrebbe pensare a prima vista.
       La Liturgia, infatti, non è un oggetto, una cosa; e non è neppure in primo luogo una scienza, una disciplina teologica. È una prassi, un «fare qualcosa»: celebrare un battesimo, celebrare la festa di Natale..., ecc. E questa prassi non è unica e identica nel tempo e nello spazio, ma appare diversificata, a seconda dalle varie Chiese (basti pensare al vasto mondo delle liturgie orientali) e a seconda delle epoche. La domanda: «Che cosa dice la Liturgia a proposito di Maria?», va quindi precisata: «quale liturgia?» (quella romana, quella bizantina, quella copta...?). E inoltre: consideriamo la liturgia romana (per esempio) così com'è oggi, o ci interessa vederne, in rapporto al nostro tema, anche lo sviluppo storico?
       È evidente che in un convegno come questo, programmato soprattutto per operatori di pastorale, al centro dell'attenzione si pone l'esperienza attuale della liturgia nelle nostre comunità. E quindi fermiamo il nostro sguardo esclusivamente sulla liturgia romana, lasciando da parte le altre. È bene comunque tenere presente che esistono altre tradizioni liturgiche, in cui si possono eventualmente riscontrare altri dati sulla figura di Maria, o perlomeno altri modi di «parlarne» attraverso le varie celebrazioni.
       Nell'ambito poi della tradizione occidentale romana, ritengo che sia utile, in ordine al nostro tema, non solo l'analisi del dato attuale della Liturgia, ma anche la considerazione dello sviluppo storico attraverso cui si è costruito, a poco a poco, l'attuale stato di cose. L'indagine storica, infatti, permette di cogliere con più facilità le linee di fondo che caratterizzano il rapporto fra la Liturgia e la figura di Maria; e consente di discernere con maggiore chiarezza la diversa importanza e i reciproci rapporti fra i vari dati e riferimenti mariani presenti nella Liturgia di oggi, giungendo così ad una visione più organica ed equilibrata di tutto il rapporto fra Cristo, Maria e la Chiesa.
       Poiché, se la Liturgia «dice qualcosa» di Maria, è perché nella Liturgia la Chiesa celebra il mistero di Cristo; e nel mistero di Cristo, Verbo fatto carne, è presente di fatto Maria, la Madre del Signore, «congiunta indissolubilmente con l'opera salvifica del Figlio suo», come dice il Concilio (SC,103). È proprio questa la prima cosa che la Liturgia dice di Maria: la prima in ordine cronologico (nella storia della Liturgia) e la prima in ordine di importanza, poiché il posto e il ruolo di Maria nella storia della salvezza in rapporto al Cristo costituiscono la chiave di interpretazione di tutte le sue prerogative.
       Di fatto il primo riferimento mariano riscontrabile nella Liturgia è costituito dai testi biblici che venivano letti nelle assemblee cristiane, e nei quali si parla di Maria nel contesto del Vangelo di Gesù Cristo (cfr Mt 1-2; Lc 1-2; Gv 2 e 19; At 1,14; Gal 4,4).
       E il secondo lo troviamo da una parte nella professione di fede battesimale («Credi tu nel Cristo Gesù, Figlio di Dio che è nato da Maria Vergine per opera di Spirito Santo...?»1; e dall'altra nella preghiera eucaristica:

«Ti rendiamo grazie, o Dio, per il tuo Figlio diletto Gesù Cristo che hai inviato dal cielo nel seno di una vergine ed, essendo stato concepito, si è incarnato e si è manifestato come tuo Figlio, nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine»2.

      Non a caso si tratta dei due sacramenti «maggiori», in cui, per dirla con il Concilio, si attua l'opera della salvezza che viene annunciata nella predicazione della fede (SC,6).
       Tutto il significato salvifico del rito che la Chiesa celebra deriva dall'evento che Dio ha compiuto in Cristo incarnato, crocifisso, risorto. Rievocando nella professione di fede e nell'azione di grazie questo evento, la Chiesa ricorda esplicitamente la Vergine Maria, poiché il suo nome diventa come il simbolo stesso dell'iniziativa d'amore di Dio il quale «quando venne la pienezza del tempo, mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5).
       Come sappiamo, nei primi secoli della Chiesa il mistero di Cristo veniva celebrato in prospettiva globale e unitaria partendo dal «centro» della sua Pasqua di morte e risurrezione: non esistevano altre feste cristiane se non la domenica, «celebrazione settimanale della Pasqua» nell'assemblea eucaristica, e la Pasqua «celebrazione annuale della salvezza»3. La prima festa cristiana che comincia a celebrare come tema dotato di un proprio rilievo un momento particolare del mistero di Cristo, è la festa di Natale (s. IV): si tratta proprio di quel «momento» della vicenda di Cristo in cui il ruolo di Maria appare in primo piano come madre del Messia. (cfr Mt 1-2; Lc 1-2). Ed è ancora in connessione con il Natale che si formerà la prima festa mariana della Liturgia romana: quella che ora si chiama ufficialmente «Solennità di Maria SS. Madre di Dio» (1° gennaio, ottava di Natale).
       Altro fatto degno di nota: nel Canone romano (divenuto unica preghiera eucaristica della Liturgia romana) troviamo la «memoria di Maria» in una prospettiva nuova. Il testo attuale (in italiano) dice:

«In comunione con tutta la Chiesa ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo, San Giuseppe suo sposo, i santi apostoli e martiri... e tutti i santi».

      Nell'azione di grazie citata prima, Maria era ricordata in quanto protagonista attiva della storia della salvezza; ora viene vista «dalla parte dell'assemblea tra i beneficiari della redenzione, al primo posto fra gli eletti»4, pienamente inserita nella «comunione dei santi». Il Concilio dirà che Maria dev'essere riconosciuta quale «sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa» (LG,53).
      Gli altri dati salienti della storia che riguardano il nostro tema sono:
       a. l'organizzazione del tempo di Avvento, che acquisterà, tra gli altri aspetti, una coloritura mariana notevole, soprattutto nelle orazioni e letture degli ultimi giorni prima di Natale.
       b. il progressivo moltiplicarsi di feste mariane, a cominciare da quelle più antiche della Purificazione (Presentazione del Signore), (2 Febbraio), dell'Annunciazione (25 marzo), della «Dormitio» (Assunzione -15 Agosto), della Natività di Maria (8 Settembre); feste nate in Oriente nel secolo VI ed esportate in Occidente nel sec. VII.
       c. la presenza di elementi mariani nella Liturgia delle Ore:

     - dal Magnificat
      - agli Inni
      - alle grandi antifone mariane conclusive dell'Ufficio.

      Senza procedere oltre per la strada della storia, rileviamo soltanto una specie di grande principio in base al quale si viene configurando il rapporto fra «Liturgia» e «conoscenza di Maria».
       1. Partendo dalla celebrazione del mistero di Cristo e dalla riflessione e meditazione su di esso, si precisa e si approfondisce nella Chiesa la comprensione teologica di Maria
- sia in rapporto a Cristo (e con lui al Padre e allo Spirito)
- sia in rapporto alla Chiesa stessa. Da questa comprensione e contemplazione della figura di Maria si sviluppano i vari aspetti e le varie forme del «culto» di Maria che entrano via via nella Liturgia della Chiesa.
       2. In un secondo momento, quando già si è stabilita una tradizione liturgica comunemente accettata, la Liturgia stessa diventa principio di riferimento per la comprensione e la contemplazione della figura di Maria, secondo l'antico assioma «lex orandi, lex credendi»: a partire dalla prassi liturgica stabilita, e soprattutto dai testi di preghiera presenti nei libri liturgici, si può ricostruire la «dottrina ecclesiale» su Maria.
       Non sto a rifare l'analisi dei dati attuali della Liturgia romana in riferimento a Maria: basta rileggere i nn. 1-15 dell'Esortazione apostolica «Marialis Cultus». Faccio notare soltanto la sintesi di dati dottrinali che lo stesso Paolo VI propone al n. 11 del documento citato, ricavandoli dai testi eucologici del Messale Romano:

Percorrendo poi i testi del Messale restaurato, vediamo come i grandi temi mariani dell'eucologia romana - il tema della concezione immacolata e della pienezza di grazia, della maternità divina, della verginità integerrima e feconda, del tempio dello Spirito santo, della cooperazione all'opera del Figlio, della santità esemplare, dell'intercessione misericordiosa, dell'assunzione al cielo, della regalità materna e altri ancora - siano stati accolti in perfetta continuità dottrinale con il passato, e come altri temi, nuovi in un certo senso, siano stati introdotti con altrettanta perfetta aderenza agli sviluppi teologici del nostro tempo. Così, ad esempio, il tema Maria-Chiesa è stato introdotto nei testi del Messale con varietà di aspetti, come vari e molteplici sono i rapporti che intercorrono tra la Madre di Cristo e la Chiesa. Tali testi, infatti, nella Concezione Immacolata della Vergine ravvisano l'esordio della Chiesa, sposa senza macchia di Cristo: nell'Assunzione riconoscono l'inizio già compiuto e l'immagine di ciò che, per la Chiesa tutta quanta, deve compiersi ancora; nel mistero della Maternità la confessano Madre del Capo e delle membra: santa Madre di Dio, dunque, e provvida Madre della Chiesa. Quando poi la liturgia rivolge il suo sguardo sia alla Chiesa primitiva che a quella contemporanea, ritrova puntualmente Maria: là, come presenza orante insieme con gli apostoli; qui, come presenza operante insieme con la quale la Chiesa vuol vivere il mistero di Cristo: «... fa' che la tua santa Chiesa, associata con lei (Maria) alla passione del Cristo, partecipi alla gloria della risurrezione»; e come voce di lode insieme con la quale vuole glorificare Iddio: «... per magnificare con lei (Maria) il tuo santo nome»; e, poiché la liturgia è culto che richiede una condotta coerente di vita, essa supplica di tradurre il culto alla Vergine in concreto e sofferto amore per la Chiesa, come mirabilmente propone il Post-communionem del 15 settembre: «... perché, nella memoria della beata Vergine Addolorata, completiamo in noi, per la santa Chiesa, ciò che manca alla passione di Cristo».

      Finora ho parlato di conoscenza di Maria attraverso la Liturgia, attenendomi ad una accezione fondamentalmente intellettuale del «conoscere» (che è poi la accezione più comune del termine). Una conoscenza di tipo tecnico, distaccato che non coinvolge di per sé il soggetto conoscente con l'oggetto conosciuto (notando subito che in questo caso l'oggetto della conoscenza di cui parliamo è una persona). Una conoscenza, potremmo dire, «dal di fuori», che consiste in una somma di informazioni a proposito di feste, di riti e di testi riguardanti la Madonna presenti nella Liturgia, da cui possiamo ricavare una somma di nozioni storiche e teologiche circa la figura di Maria. Questa conoscenza si può ottenere studiando la liturgia, cioè studiando i libri liturgici antichi e nuovi, e ricercando ogni altra fonte di informazioni relative alla prassi liturgica della Chiesa nelle varie epoche.
       Ma la liturgia non si identifica né con i libri liturgici, né con la somma dei testi e delle rubriche in essi contenuti. Anzi, in realtà, la Liturgia esiste solo nell'atto del suo farsi Liturgia in senso proprio non sono né i testi né le norme liturgiche, ma sono le singole celebrazioni in atto.
       Nel riflettere dunque su come si può conoscere Maria «attraverso la Liturgia», non dobbiamo fermarci a livello degli strumenti per celebrare (tali sono da considerare i libri liturgici) e delle norme che regolano il loro uso (tali sono le leggi e le rubriche). Dobbiamo piuttosto partire (o comunque arrivare) dall'esperienza viva del celebrare, dalla partecipazione «piena, consapevole e attiva» alle celebrazioni liturgiche (cfr SC, 14).
       Allora la «conoscenza» di Maria a cui la Liturgia ci conduce acquista un taglio diverso. La Liturgia infatti, in quanto «celebrazione» del mistero di Cristo, opera per natura sua il coinvolgimento dei soggetti celebranti nell'oggetto della celebrazione stessa. La Liturgia è un agire simbolico che pone in atto il rapporto fra la nostra esistenza e il mistero di Cristo. In questo modo veniamo a trovarci in rapporto di comunione personale profonda con Maria, da diversi punti di vista. Celebrando l'Eucarestia e gli altri sacramenti, ricordando i misteri della redenzione nel corso dell'anno liturgico, anche noi veniamo consapevolmente «presi dentro», insieme con Maria, nel grande mistero della grazia, nell'opera salvifica di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Insieme con Maria e con tutti i santi, anche noi facciamo parte dello stesso grande progetto di Dio creatore e salvatore.
       Dentro questo legame oggettivo che ci unisce a Maria nella stessa storia di salvezza, Maria costituisce un modello per ogni credente: sia perché in lei l'opera della grazia si manifesta nel massimo grado («grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente»), sia perché la sua disponibilità e rispondenza umana all'opera della grazia è perfetta ed esemplare per tutti, pur nella varietà di situazioni storiche e di vocazioni personali ed ecclesiali di ciascuno (cfr MC,35).
       Celebrare la «memoria di Maria» nella Liturgia significa per ciò stesso riconoscerne l'esemplarità e impegnare la propria conoscenza e libertà in questa direzione. Così la celebrazione pia e consapevole della Liturgia porta a quella conoscenza di Maria che diventa affinità, comunione di spirito, compartecipazione al medesimo evento di grazia e di salvezza nel suo duplice aspetto di dono da accogliere e di missione da svolgere. Una «conoscenza» intima e vissuta (anche se non concettualizzata in parole) che deriva dalla medesima esperienza dell'amore di Dio creduto, accolto, corrisposto e trasmesso. Una conoscenza in cui il «sapere» comprende insieme e diventa un amare, contemplare, pregare, imitare.
       Aggiungo ancora un'ultima osservazione. Nella Liturgia attuale non tutto è già definito e detto attraverso i testi ufficiali dei libri liturgici. C'è spazio per la «creatività» - come si dice - specialmente per quanto riguarda i canti, l'omelia, la preghiera dei fedeli. Le nostre liturgie, concretamente, comprendono anche questi elementi celebrativi non predeterminati: e questi elementi svolgono spesso un ruolo determinante nel conferire un certo tono, nel definire l'immagine e la fisionomia complessiva di una celebrazione. C'è da augurarsi che anche questi elementi «liberi» delle nostre liturgie, assimilino lo stile e lo spirito generale della Liturgia nel «parlare» di Maria. Uno stile caratterizzato dalla discrezione e dalla sobrietà: la presenza di Maria - nella Liturgia come nel Vangelo - proprio perché è importante, non ha bisogno di «farsi notare» in modo vistoso (dove «vistose» e inopportune diventano tutte le forme di esagerazione e di intemperanza verbale, teologica e sentimentale). Uno stile in cui la figura di Maria non appaia mai separata dal suo rapporto qualificante ed esemplare con Cristo e con la Chiesa.

NOTE

       1 IPPOLITO, Tradizione Apostolica, 21.
       2 Ibidem, 4.
       3 F. BROVELLI, Anno Liturgico, in Dizionario Teologico Interdisciplinare, I, 38-383.
       4 L. LIGIER, in La Madonna nel culto della Chiesa, Queriniana, Brescia, 1966, p. 75.




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